Variante

La partenza di questo sentiero si trova sull’anello di Cavallo Bianco, per raggiungerlo percorrere l’anello in senso anti orario da Campo Soriano fino all’abitazione sul lato destro della strada che si incontra dopo una serie di tornanti ripidi su fondo poco agevole.

Il tratto iniziale è molto veloce e scorrevole e attraversa una fitta macchia mediterranea che tende a chiudersi molto facilmente. Raggiunto un rudere inizia un lungo tratto aperto su fondo roccioso che intervalla gradoni, ripidi accidentati e secchi tornanti: questa è la parte più interessante del trail che presenta diversi passaggi che mettono alla prova le doti di guida. Qui occorre usare prudenza perché il sentiero potrebbe presentare i segni del passaggio di bestiame al pascolo (pietre smosse e …). Questa sessione termina attraversando una fitta vegetazione mediterranea e confluisce in una vecchia strada abbandonata che funge da raccordo con la parte finale del trail. Raggiunta una recinzione di filo spinato, il trail volta a destra tra il recinto da una parte e la macchia mediterranea dall’altra: il fondo è caratterizzato da lastroni di pietra e, mancando la pendenza, è necessario far galleggiare la bici per evitare di impuntarsi. Il tutto è reso più insidioso dalla ridotta larghezza della traccia e dalla vicinanza del filo spinato.

Concludendo, tipico sentiero all mountain/enduro vecchio stile che intimorisce i meno esperti ma gratifica i più smaliziati. Purtroppo è poco conosciuto e frequentato anche dai locali e quindi in alcuni periodi dell’anno si potrebbe incontrare qualche ostacolo in più.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 1574 metri
  • Dislivello negativo: 264 metri
  • Dislivello positivo: 25 metri
  • Conformazione: Rocce ferme e gradoni con possibili pietre smosse.
  • Difficoltà: Prevalentemente S2 con un paio di brevi sconfinamenti in S3.

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Monte Romano

Monte Romano con i suoi 863 metri è la vetta più alta all’interno del territorio di Terracina in “comproprietà” con Sonnino e Monte San Biagio. Monte Romano è anche il nome della frazione di Sonnino a circa 650 metri sul livello del mare e località prescelta per chi vuole avvicinarsi il più possibile alla vetta utilizzando una strada asfaltata. Il comprensorio di Monte Romano a cui aggiungiamo anche la frazione di Case Murate è collegato a Terracina e Sonnino da quattro sentieri: uno raggiunge Valle Fasana sulla strada per la Fonte di Santo Stefano passando ad ovest della vetta di Monte Acquasanta; un altro arriva a Cascano da Case Murate; il sentiero 933 del CAI che porta a Sonnino e infine quello che lo collega a Campo Soriano. Quest’ultimo è il sentiero numero 932 del CAI e che descriveremo in queste note.

Il punto di partenza per qualsiasi approccio al trail è l’incrocio tra la strada asfaltata che porta alla frazione di Monte Romano e tre strade sterrate. Questo è riconoscibile anche per la presenza di una grossa tabella recante in nome della località. La strada sterrata in direzione est porta a Sonnino; quella in direzione ovest in una proprietà privata; la terza, in direzione sud-est più o meno nella stessa direzione della asfaltata, è quella che interessa a noi.

La versione più completa del trail parte dalla vetta di Monte Romano che deve essere necessariamente raggiunta a spinta. Per arrivarci seguiamo la strada sterrata per 900 metri circa fino a che questa non ne incrocia una seconda sulla sinistra. Per raggiungere la vetta deviamo per la strada incrociata altrimenti, per la versione più breve del trail, continuiamo sulla strada attuale fino alla fine di questa.

Il percorso che porta alla vetta passa su una cresta che fungeva da confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilia, lungo il nostro avvicinamento incontreremo due cippi che segnavano questo confine. Dal primo cippo in poi siamo sul sentiero 932 del CAI. Ora abbiamo due possibilità: raggiungere la cima di Monte Romano, in tal caso dobbiamo proseguire in direzione sud-est lungo la cresta seguendo i segni CAI; oppure iniziare la discesa seguendo il sentiero dalla parte opposta ovvero in direzione sud-ovest.

La prima parte della discesa che porta dalla vetta fino alla zona aperta in cresta è caratterizzata da rocce affioranti, spesso taglienti e comunque su fondo molto sconnesso di difficile interpretazione. Meglio evitare se non si hanno delle buone capacità trialistiche. Dai cippi in poi la storia cambia decisamente, si comincia con un sali e scendi tra zone aperte e boscose su fondo quasi sempre compatto e scorrevole tranne brevi tratti piuttosto sporchi o rilanci su lastroni fisicamente e tecnicamente provanti. Continuando in questo modo si arriva sul lato est della Ripa di Cascano lì dove si immette la versione breve del trail. Da questo punto in poi il sentiero diventa decisamente più pulito forse perché più battuto e curato.

Dopo un primo tratto pedalato si traversa una piccola radura delimitata da un muro a secco che deve essere superato utilizzando un comodo varco. Da qui inizia una discesa continua lungo il costone nord-ovest denominato Ripa di Cascano. Questa presenta lunghi tratti molto scorrevoli (soprattutto nella parte alta) intervallati da un paio di rock garden molto impegnativi. I 400 metri che portano ad incrociare la strada asfaltata invece sono caratterizzati da tornantini molto stretti e ravvicinati su gradoni e lastroni che mettono a dura prova le doti di guida.

Giunti sulla strada asfaltata, Via Calanche, abbiamo tre possibilità. Una proprio di fronte a noi sembra la naturale prosecuzione del sentiero che abbiamo appena lasciato traverserà ancora una volta Via Calanche per terminare su via Campo Soriano. Per gli altri due dobbiamo risalire brevemente la strada asfaltata. Quello più a monte è il famigerato Venghi Dotto’: gradoni (o meglio muri), curve strettissime, spazi di manovra risicatissimi all’interno di una sorta di canyon che ci conduce alle spalle della “Cattedrale” di Campo Soriano. Il tripudio del trial. Quindi meglio lasciar stare se non si ha completa padronanza delle tecniche trialistiche e controllo della bici perfetto.

Da Campo Soriano, se non ne abbiamo abbastanza, possiamo raggiungere Terracina con il trail 3 Pozzi o il più tranquillo Francolane. Invece se vogliamo cimentarci con un’altra salita impegnativa potremmo raggiungere la Fonte di Santo Stefano da dove partono i trail Mammolini e il più recente Poiana.

Concludiamo con una osservazione che riguarda il raggiungimento della frazione Monte Romano da Terracina. Come detto questa è collegata da una comoda strada asfaltata ma, da Terracina, piuttosto lunga e noiosa. Per questo suggeriamo di utilizzare il sentiero che porta a Case Murate passando per Cascano. La salita non è pedalabile ma dopo circa 30 minuti di bici a spinta siamo su.

Dati tecnici

  • Lunghezza. 4300 metri per il percorso dalla vetta (percorso lungo); 3100 metri dal cippo n. 20 (percorso medio); 2400 metri solo per la Ripa di Cascano (percorso corto).
  • Dislivello negativo. 511 metri per il percorso lungo; 377 metri per il percorso medio; 343 metri per il percorso corto.
  • Dislivello positivo. 24 metri per il percorso lungo; 20 metri per il percorso medio e corto
  • Conformazione. Molto variabile: rocce ferme appuntite verso la vetta; aperto e compatto con pietre sparse lungo la cresta; lastroni e sassi smossi dopo il cippo n. 20; piuttosto compatto con brevi tratti rocciosi nel bosco; roccioso stabile con gradoni e lastroni di pietra nell’ultima parte.
  • Difficoltà: Prevalentemente S1 e S2 con un lungo S3 e qualche S4. Se si parte dalla vetta o dal cippo n. 20 i tratti con difficoltà maggiori aumentano. La variante Venghi Dotto’ è S5 quasi ovunque.

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Poiana

Questo antico sentiero è ora finalmente percorribile anche dalle mountain bike grazie ai lavori di pulizia e ripristino effettuati in occasione della seconda edizione di Take Care of Your Trail. Percorre il versante orientale di Monte Giusto e collega le zone di Santo Stefano e Ciana ed insieme a Mammolini costituisce l’anello della Via della Legna e del Carbone descritto dal Prof. Emilio Selvaggi.

La partenza del sentiero si trova a circa 500 metri dalla Fonte di Santo Stefano direzione Monte Pilucco sulla destra della strada asfaltata subito dopo una radura. Inizia con un tratto pedalato con un segmento moderatamente tecnico seguito da una lunga sezione scorrevole intervallata da brevi rock garden all’interno di un bosco di lecci. Uscendo dal bosco, dopo circa 600 metri dall’inizio del sentiero, si apre una spettacolare vista sul Lago di Fondi e la costa a sud di Terracina fino a Sperlonga. Nemmeno il tempo di ammirare il panorama ed eccoci di nuovo nel bosco dal quale usciremo definitivamente dopo altri 500 metri circa che si concludono con un breve tratto pedalato ed un paio di passaggi che richiedono una certa destrezza. Siamo di nuovo fuori dal bosco, sulla nostra sinistra il panorama della Piana di Fondi e davanti noi altri 400 metri circa pedalati su fondo roccioso con tratti ghiaiosi e parzialmente occupati da massi franati sul sentiero dopo un incendio di qualche anno fa.

La parte pedalata termina su una sporgenza di Monte Giusto rivolta a sud a circa 400 metri sul livello del mare. Da qui possiamo godere di una vista notevole che va da Sperlonga alla costa di Sabaudia. Il punto ideale dove riprendere fiato prima di affrontare la parte più dura del trail.

Gli ultimi 600 metri sono quelli più impegnativi dal punto di vista tecnico e fisico in cui perderemo gli ultimi 125 metri di quota per una pendenza media del 20% circa. Il fondo è roccioso e compatto con diversi passaggi impegnativi su gradoni e rocce affioranti che richiedono una buona padronanza del mezzo per evitare “impuntamenti”.

Concludendo il sentiero è un tipico “all-mountain” dove non mancano tratti molti scorrevoli, sezioni tecniche anche pedalate, rock garden impegnativi e panorami appaganti.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 2300 metri
  • Dislivello negativo: 258 metri
  • Dislivello positivo: 51 metri
  • Conformazione: Terroso compatto con brevi tratti rocciosi nel bosco; roccioso a tratti smosso nella parte pedalata centrale; roccioso stabile con gradoni e lastroni di pietra nell’ultima parte.
  • Difficoltà: Nel bosco S1 con brevissimi tratti S2; S1 nella parte pedalata centrale; prevalentemente S2 con brevissimi tratti S3 nella parte finale.

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Francolane

Iniziamo con le note dolenti, il sentiero è molto breve. Dopo i primi 750 metri niente di interessante, quindi per taluni potrebbe non valere la pena raggiungere quota 470 metri circa (da zero) per poi consumare su una carrareccia gran parte della quota accumulata. Se invece siamo sull’anello di Cavallo Bianco, o in zona Campo Soriano, e cerchiamo un modo di scendere a Terracina su un sentiero che non richiede particolari doti tecniche (come 3 Pozzi), questo trail potrebbe fare a caso nostro.

Il sentiero parte da località Franquillara, dalla Rava di San Domenico a Campo Soriano seguire le indicazioni per questa località. Per il punto preciso si faccia riferimento alla traccia gps allegata, l’imbocco del trail è facilmente individuabile in uno spiazzo di fianco una casa isolata.

In partenza si possono scegliere due linee che si ricongiungono dopo 10 metri circa. Quella a destra è caratterizzata da un rock garden abbastanza impegnativo. Dopo questo inizio burrascoso il trail si fa più regolare tra sottobosco compatto e lastroni di pietra scorrevoli che con l’umidità possono rivelarsi insidiosi. Dopo circa 590 metri incontriamo una curva di 180 gradi a sinistra; dopo 10-15 metri si faccia attenzione al bivio perché il trail prosegue a destra. Dopo il bivio comincia una parte un po’ più impegnativa che termina con una curva a sinistra su una discreta pendenza. Qui terminano i 750 metri di cui parlavamo all’inizio. Da questo punto in poi siamo su quella che una volta è stata una carrareccia utilizzata per installare le linee elettriche. In quest’ultimo tratto, che porterà sulla strada asfaltata, bisogna prestare attenzione ad una serie di cancelli per il bestiame che in alcuni periodi dell’anno sono chiusi.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 1100 metri
  • Dislivello negativo: 166 metri
  • Dislivello positivo: 0 metri
  • Conformazione: Terroso compatto con diversi lastroni di pietra scivolosi nei periodi più umidi. Rocce affiorati ferme e brevi rock garden.
  • Difficoltà: Prevalentemente S1 e S0 con due brevi tratti S2.

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Ciana

Prosecuzione naturale del trail Mammolini che può anche essere raggiunto salendo dalla Strada della Ciana. Il trail comincia dopo circa 1300 metri da quando questa diventa sterrata. Punti di riferimento utili per individuare l’inizio del sentiero sono lo spiazzo da cui scende il trail Mammolini e il cartello “Fondo Chiuso” sulla recinzione a valle della strada.

Il sentiero è anche noto col nome di Ciana 2 o Fondo Chiuso dal cartello di cui sopra. All’inizio questo corre a sinistra della recinzione del fondo chiuso. Dopo pochi metri, quando questa volta a destra, il sentiero sembra perdersi. Basta prestare un po’ di attenzione per notare che si dirama in due tronchi: quello a destra segue approssimativamente la recinzione e, dopo un primo momento di incertezza, diventa subito facile da seguire; l’altro si prende voltando a sinistra lungo una linea più o meno parallela alla Strada della Ciana pochi metri a monte. Quest’ultimo, dopo aver superato un breve segmento roccioso, in prossimità di un salto, si divide a sua volta in altri due tratti che correranno paralleli a pochi metri di distanza l’uno dall’altro fino a ricongiungersi poco prima di una seconda pedana.

Dopo 250 metri circa dalla partenza tutte le diramazioni confluiranno in un unico sentiero che proseguirà veloce per circa 1000 metri dentro il bosco. Qui è caratterizzato da fondo compatto terroso con diversi tratti rocciosi e gradoni mai eccessivamente insidiosi. Poco prima della fine del bosco, dopo un doppio tornante, il sentiero traversa un fosso e volta a destra in leggera salita. Questo brevissimo tratto di salita è molto esposto e stretto quindi bisogna prestare attenzione a non impattare con i pedali sulle rocce.

Quando il trail esce dal bosco cambia anche la conformazione del fondo che diventa più roccioso, aumentano i gradoni ed anche la probabilità di trovare delle pietre smosse qua e là. Degna di nota una bella sezione che corre lungo dei lastroni con linee tutte da inventare! 50 metri circa dopo i lastroni troviamo una seconda parte pericolosamente esposta in prossimità di una grossa pietra sulla sinistra. Nell’ultima parte le rocce del trail si fanno sempre più insidiose fino al ripido finale che si congiunge con una cementata.

Per tornare in città seguire la cementata verso sinistra che incrocerà di nuovo la Strada della Ciana proprio in prossimità del cimitero.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 1790 metri
  • Dislivello negativo: 235 metri
  • Dislivello positivo: 0 metri
  • Conformazione: Il fondo della parte nel bosco è terroso compatto con rocce affiorati ferme e brevi rock garden. La parte scoperta è rocciosa e abbastanza insidiosa.
  • Difficoltà: Prevalentemente S1 con qualche tratto S2.

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3 Pozzi

Si tratta di un antico sentiero che consentiva a pastori e contadini di Campo Soriano e dintorni di recarsi in pianura. Poi è stato frequentato per lo più da cacciatori e da qualche sporadico camminatore sulle tracce della via Francigena del Sud. Solo di recente è stato aggiunto alla nostra rete di sentieri percorribili in mountain bike dopo che è stato oggetto di un grosso lavoro di pulizia culminato il primo aprile 2017 in concomitanza con l’evento Take Care of Your Trails organizzato dall’IMBA a cui la nostra associazione ha aderito. Ora gli amanti dell’all-mountain hanno modo di goderselo.

Come accennato precedentemente il sentiero costituisce uno dei segmenti della fitta rete che compongono la via Francigena del Sud e quindi è segnato con la caratteristica vernice gialla. Tuttavia le indicazioni sono pensate per condurre il pellegrino da sud a nord e sono a volte poco evidenti per chi, come noi, percorre il sentiero in senso contrario.

Il sentiero parte dalla radura attrezzata con area pic-nic in località Tre Pozzi nei pressi di Campo Soriano. Dopo un primissimo tratto in bosco all’inizio abbastanza fluido, poi via via più impervio per via di gradoni e grosse rocce, si esce allo scoperto con una sessione ancora molto accidentata dove gradoni e rocce affioranti la fanno da padrone. Dopo 50 metri circa dall’uscita dal bosco, subito dopo due tornanti ravvicinati (che possono essere tagliati seguendo un tratto ripido non propriamente agevole), il sentiero diventa meno accidentato ma non per questo più scorrevole. Infatti viene a mancare la pendenza che nella sessione precedente aiutava ad avere una velocità sufficiente per superare gli ostacoli. Ora bisogna avere un buon ritmo pedalando quando è possibile e lasciar fluttuare la bici sugli ostacoli quando questi si presentano. Si prosegue in questo modo per circa 500 metri fino ad arrivare in una grossa radura verde dove è possibile tirare un po’ il fiato.

Per riprendere il sentiero occorre traversare la radura seguendo il lato orientale (quello a sinistra rispetto alla direzione di marcia). Si supera un’altra radura più piccola dopodiché il sentiero volta repentinamente a sinistra con un piccolo strappo in salita.

Segue un altro tratto piuttosto impegnativo fatto di gradoni e tornanti molto stretti. Fortunatamente la pendenza (negativa!) aumenta sensibilmente permettendoci di superare gli ostacoli con maggior semplicità. Dopo circa 350 metri dalla radura si apre il panorama verso Terracina ed il Circeo.

I successivi 350 metri sono forse quelli più fluidi e veloci da affrontare comunque con molta prudenza per via di rocce affioranti sempre in agguato e di 6 tornanti per nulla scontati.

La prossima sessione contiene i 170 metri più impegnativi del sentiero: curve strette, drop, passaggi su rocce che richiedono un ottimo controllo della bici. Per fortuna si tratta sempre di rocce ferme con un buon grip.

Dopo aver affrontato una parte relativamente tranquilla con a destra una recinzione in filo spinato, sulla nostra sinistra si aprirà una radura che dovremo raggiungere voltando a sinistra superando dei lastroni di pietra. Ora occorre traversare tutta la radura e poi voltare a destra per agganciare un comodo single-track che poi diventerà una strada sterrata che ci condurrà alla fine del trail.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 2900 metri
  • Dislivello negativo: 338 metri
  • Dislivello positivo: 12 metri
  • Conformazione: Terreno roccioso con gradoni.
  • Difficoltà: Prevalentemente S2 con lunghi tratti S3.

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Mammolini

Questo è forse il sentiero più utilizzato dai biker locali e sicuramente il primo tra i tanti ad essere percorso in mountain bike. Per lo più segue un vecchio sentiero indicato dai segni bianchi e rossi del CAI.

Il punto di riferimento per la partenza è la Fonte di Santo Stefano. Per raggiungere il sentiero dobbiamo prendere la strada verso destra che abbiamo incrociato 100 metri prima di arrivare alla fonte. Si tratta di una salita breve ma piuttosto ripida. Quando comincia lo sterrato possiamo indossare le protezioni perché da quì comincerà il sentiero vero e proprio.

I primi 1300 metri sono su fondo molto battuto, largo e di facile percorrenza. Non presenta difficoltà tecniche tant’è che si può quasi considerare un trasferimento. Quando il sentiero incrocia la traccia dell’oleodotto questo diventa più stretto e articolato. Siamo giunti in località Mammolini. Da questo punto in poi possiamo scegliere di proseguire sul vecchio sentiero CAI; seguire una traccia più recente che percorre una traiettoria meno diretta incrociando il sentiero CAI in tre punti; seguire una soluzione mista. Opteremo per la terza scelta.

Dopo circa 100 metri da quando abbiamo incrociato la traccia dell’oleodotto, sulla sinistra troviamo un traliccio dell’alta tensione con un segno CAI che indica la direzione del vecchio sentiero. Per seguirlo dobbiamo spingere la bici in salita per qualche metro, dopo di che possiamo rimontare in bici facendo molta attenzione perché in qualche tratto la vegetazione ha parzialmente chiuso il sentiero. Consigliamo di aggirare questo tratto proseguendo lungo la traccia dell’oleodotto lasciandoci il traliccio alla nostra sinistra. Qui il sentiero si snoda con dei facili sali-e-scendi a nord-ovest del sentiero CAI fino ad incrociarlo dopo 260 metri circa.

Dalla radura che abbiamo raggiunto possiamo avventurarci lungo il sentiero CAI in direzione sud-ovest oppure continuare sulla nuova traccia verso sud-est. Questa volta consigliamo il sentiero CAI sicuramente più impegnativo ma anche per questo più divertente. Dopo 200 metri circa questa sezione termina in un altra radura in cui è stata installata una rampa per i salti molto evidente ed aggirabile.

Lasciamoci la rampa alle spalle, percorriamo 20 metri circa fino ad un piccolo bivio. Per proseguire sul sentiero CAI dobbiamo voltare leggermente a sinistra. Questa è un’altra sezione, di 400 metri circa, prevalentemente rocciosa e abbastanza tecnica.

Ora siamo vicini alla strada sterrata della Ciana che segna la fine del percorso. La possiamo raggiungere facilmente senza fare deviazioni dal sentiero che stiamo percorrendo, in alternativa possiamo scegliere di voltare a sinistra fino ad incrociare un altro segmento di sentiero che si “tuffa” sullo sterrato con un divertente ripido finale.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 2475 metri
  • Dislivello negativo: 248 metri
  • Dislivello positivo: 68 metri
  • Conformazione: Il sentiero si sviluppa quasi interamente nel bosco su terreno compatto e scorrevole. I tratti coperti dal vecchio sentiero CAI hanno una conformazione più rocciosa.
  • Difficoltà: il 65% del percorso è S0, il 12% è S1 ed il restante 23% è S2. Evitando la parte del sentiero CAI da Mammolini in poi il coefficiente di difficoltà starà sempre tra S0 e S1.
  • Mappa in formato A4: Mammolini.pdf

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La Forcola

Il sentiero ha inizio dalla radura sulla sella di Monte Leano in cui sono istallati i ripetitori e si dirige verso nord-ovest lungo Valle La Forcola per sbucare poco prima della frazione La Fiora.

Giunti sulla radura si prende il sentiero andando in direzione nord ovest. Dopo pochi metri si entra in una seconda radura, il sentiero prosegue sul lato sinistro (antenne alle spalle) di una recinzione bassa di forma quadrata fatta con muro a secco.

Dopo circa 200 metri è possibile lasciare la traccia principale per seguire una variante a sinistra che consente di tagliare un tornante. Per il resto il sentiero è ben evidente e facile da seguire.

Il sentiero termina su una strada sterrata che ci porta comodamente sulla Strada Consolare.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 1542 metri
  • Dislivello negativo: 281 metri
  • Dislivello positivo: 6 metri
  • Conformazione: Il sentiero si sviluppa quasi interamente nel bosco su fondo per lo più terroso con qualche roccia affiorante. Non presenta particolari asperità e questo lo rende abbastanza veloce.
  • Difficoltà: Prevalentemente S1, tuttavia presenta qualche curva (meno di 5) con raggio inferiore al metro. La variante ha grado di difficoltà tendente all’S2 per la presenza di rocce e gradoni.
  • Mappa in formato A4: Forcola.pdf

Mappa

Video e Foto

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